lunedì 8 febbraio 2016

Segnalazione: "Homeron Etark: Lunete, il corrotto e l'Oltreoceano" di Francesco Giuffrida

Titolo: Homeron Etark: Lunete, il corrotto e l'Oltreoceano
Autore: Francesco Giuffrida
Editore: Autopubblicato
Prezzo: 2,99 (ebook); 9,99 (cartaceo)
Disponibile su: Amazon

È il tempo di Ilio e degli Dèi. Gli etark, il popolo nativo dell’Oltreoceano, coloro che abitano oltre le Colonne d’Ercole, vedono la propria terra sconvolta da un avvenimento terribile che li condurrà alla distruzione, se non saranno in grado di riscattarsi nei confronti dei loro fratelli umani. Sotto gli intrecci a loro riservati dal Fato, affideranno le loro ultime speranze alla giovane Catlyn e a suo fratello Hero: saranno loro ad intraprendere un epico viaggio che li porterà ben oltre i loro compiti e doveri. Amicizie, scontri, lotte e amori piomberanno su di loro in un mondo crudo e terribilmente diverso da casa. Incontreranno un eroe elleno senza passato, alla ricerca di imprese e gloria, come loro mandante di un compito senza una fine certa. Si imbatteranno in un nemico temibile. Se riusciranno a vincere questa sfida sarà forse possibile per gli etark salvarsi, altrimenti non rimarrà altro che l’oblio. Le loro azioni daranno il via ad una serie di eventi che echeggerà nel futuro, anche il più lontano, di tutto il popolo dell’Oltreoceano.

Uno strano silenzio era calato sulla città. Qualche bambino sgattaiolava via dalle porte delle dimore e andava sui tetti, insieme ai compagni, per poter vedere meglio quanto stava accadendo; i capifamiglia più premurosi sbarravano porte e finestre.
In quel momento, lungo la via principale, un giovanotto correva a perdifiato sospinto dal vento. Era alto, piuttosto magro, forse ancora non adulto ma dai suoi lineamenti trapelava tutta la predisposizione naturale ad affrettarsi nella crescita. D’altronde, così avevano deciso per lui le Divinità: avvenente, dolce con le etark ma di pugno fermo con i compagni d’avventura. Il suo nome era Hero, stava correndo verso casa. Doveva assolutamente chiamare sua sorella Catlyn: i loro amici li stavano aspettando sul tetto della dimora degli Howklas… a insaputa dei genitori. Svoltò giù per una strada secondaria e arrivò a un incrocio. Prese la destra e poi imboccò una stradina stretta fra due file di case così inclinate da formare un arco di pietra sui passanti. Finalmente arrivò alla porta del focolare. Il portoncino era in legno massiccio, sovrastato da un bassorilievo scolpito nella pietra, sopra il quale vi era una finestra. Hero aprì la porta per richiuderla subito alle proprie spalle.
Una volta dentro, al caldo, attraversò la stanza semi buia; l’ambiente era illuminato da una sola candela: il lume proiettava la luce su un enorme tappeto che arrivava fino all’altro capo della stanza, sotto al camino scoppiettante di braci. All’improvviso una folata di vento sollevò le pesanti tende alle finestre, facendo entrare qualche foglia. Hero si voltò, avvertendo qualcosa di strano.
La candela si era spenta; sul pavimento erano sparpagliati ramoscelli e sassi, tracce di una recente visita del figlioletto dei vicini: veniva spesso a giocare su quel grosso e morbido tappeto e si scordava sempre di ripulire. Niente di insolito. Scrollando le spalle per la mancata sorpresa si avviò verso le scale e in pochi leggeri passi arrivò al secondo piano.
“Catlyn!” chiamò sottovoce.
“Arrivo.”
La voce era giunta dalla porta chiusa a poca distanza dai gradini. La massiccia anta si aprì subito dopo: sua sorella stava sistemando un coltello nella cintura, celata dal leggero abito con mantello che indossava. Era alta, coi capelli scuri, raccolti e non troppo lunghi. Come lui, aveva un corpo slanciato e sottile, nascosto sotto i vestiti semplici e rozzi che i ragazzini usavano per giocare nei campi d’Oltreoceano, una terra illuminata dal sole di giorno, dalla luna e le stelle di notte.
Catlyn infilò i piedi infreddoliti negli stivaletti di cuoio. Hero sapeva bene il motivo per cui non le piaceva portare i sandali: un difetto dalla nascita, uno scherzetto delle Divinità, come sminuiva la madre. Il piede sinistro terminava con un ditino in più. Non era una cosa orrenda, ma ovviamente Catlyn non la sopportava.

Francesco Giuffrida, studente universitario di Informatica, diplomato in Scienze Umane. Autore di Capo-nerd.it e Homeron Etark, il suo romanzod’esordio, del qualene harealizzatoogni contenuto disponibilead esso allegato, che si parli di disegni, video, app o sito web. Caratterialmente portato a condividere ciò che scopre, hadeciso di promuovere Homeron Etark con un progetto ad esso parallelo, “aperto a lettrici e lettori creativi”, per invitare a collaborare chiunque sentisse di rientrare in questa categoria, in modo che Homeron Etark e il mondo che lo circonda possano crescere nel modo migliore possibile.Tuttele indica-zioni sono disponibili su http://homeronetark.com/partecipa

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